l'ultima rosa di aprile di Simona Bertocchi

l'ultima rosa di aprile di Simona Bertocchi
Simona Bertocchi all'isola del cinema Roma

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sabato 3 dicembre 2016

L'ULTIMA ROSA DI APRILE.
Simonetta Cattaneo Vespucci, la Venere di Botticelli
 
 l'ultimo libro di Simona Bertocchi edito da Giovane Holden Edizioni.
 
PROLOGO:
Ero l’essenza della bellezza in un’epoca in cui la bellezza era l’essenza di tutto, ero il tormento dei Medici, l’ossessione di Botticelli, la gelosia delle nobildonne, lo sguardo gentile che illuminò la allora già splendente Firenze.
Il mio volto compariva ovunque, ero icona di un’era, cantata dai poeti, Musa degli artisti, Venere ritrovata.
Ero Simonetta Cattaneo Vespucci, la sans par, come mi definì il Magnifico. Sono morta giovane, troppo giovane, dicono per tisi o è stato il veleno a uccidermi? Un fiore reciso dal vento, strappato alla terra che lo nutrì per poco tempo.
Poco si sa della mia vera storia e per questo le leggende sul mio conto sono proliferate. Su di me e sulla più grande signoria d’Italia.
 
Il ha visto la sua prima vetrina al Pisa Book Festival e ha esordito con presentazioni con letture coreografate alle Stanze del Teatro Guglielmi di Massa e alle Giubbe Rosse di Firenze. Prossima presentazione il 17 dicembre ore 17,00  all'hotel della Baia . Loc Le Grazie/ Portovenere dove nacque Simonetta.
Il tour letterario nelle altre città proseguirà anche nel 2017
 


 

lunedì 17 ottobre 2016

TINA MODOTTI , l'artista pasionaria


Capelli nerissimi, occhi di brace, una forza che irrompe in una grande delicatezza, un’espressione curiosa, uno sguardo che penetra: era Assunta Adelaide Luigia Modotti (chiamata Tinissima dalla sua mamma). Attrice, fotografa, rivoluzionaria, migrante, attivista politica perseguitata, musa di grandi artisti come Neruda e Alberti, modella di Rivera e Siqueiros, figura leggendaria, donna bellissima, dai molti nomi e dalle molte vite, Tina Modotti ebbe una grande vera passione, la fotografia ( prima messa a servizio degli ideali sociali e poi sacrificata per la lotta politica), rivelatasi quando aveva vent’anni, trasmessale, insieme alle tecniche, dal maggior fotografo dell’epoca che l’amò e ne fece la sua musa, Edward Weston, che lei riamò ma al quale preferì, poi, il comunismo.

domenica 21 febbraio 2016

L’ECO DELLA CULTURA. Se n’è andato Umberto Eco, un’icona della nostra Cultura, uno degli ultimi veri intellettuali.


Il 20 febbraio 2016 se n’è andato un'icona della nostra cultura, uno dei simboli della letteratura moderna.

Mi chiedo chi ieri, postando frasi dai suoi libri, abbia veramente letto Umberto Eco. Succede sui social che alla morte di un grande personaggio per due giorni (non di più) ognuno posti frasi, foto, pezzi di film, di libro o di canzoni. E’ morto Umberto Eco uno scrittore che ho amato e odiato, un filosofo e semiologo autore di numerosi saggi di semiotica, estetica medievale, linguistica e filosofia. Laureato in filosofia, docente di estetica, professore dal 1975 al 2008 all’Università di Bologna, Dottore Onorario nelle università di tutto il mondo. Lo scrittore per eccellenza di Einaudi aveva 84 anni anche se la sua vita così intensa, i suoi continui viaggi, incontri, tesi, studi, esperimenti l’hanno fatta sembrare infinita. Ero quasi convinta fosse immortale, una vita non poteva bastargli.  

Dal mio punto di vista ha eccelso più come umanista che come narratore di storie, eppure riconosco il genio del pensiero, l’artigiano della parola, l’uomo che ha lasciato in eredità un patrimonio letterario importante e ha dedicato una vita a questo. La sua narrativa, invece è per me un po’ barocca, eccede in descrizioni, spesso ripetute e, a volte, in sfoggio di erudizione. Lo apprezzo assolutamente molto di più per i suoi  saggi e tesi che non sono mai giornalistici ma mostrano l’anima, paradossalmente trovo caldi alcuni suoi saggi e spesso fredda la sua narrazione.