l'ultima rosa di aprile di Simona Bertocchi

l'ultima rosa di aprile di Simona Bertocchi
Simona Bertocchi all'isola del cinema Roma

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sabato 28 ottobre 2017

la delicata, devastante forza della POESIA


Pur avendo iniziato con la poesia, scrivo principalmente narrativa, soprattutto romanzi storici. Dopo ogni romanzo, però, ho bisogno di togliere, di ridurre all’essenziale le parole, di lasciare che tutto imploda in un verso, per provare una lunga vertigine che esprime tutto il mio essere. La poesia lo fa, descrive un universo in un verso.

In un bacio, saprai tutto quello che è stato taciuto e a ancora Vorrei fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi in fiore.  In un romanzo ci vorrebbero capitoli interi, intrecci di eventi  dei personaggi per arrivare ad affermare quanto Neruda dice nei suoi versi. La poesia no, la poesia in pochi versi crea un moto dell’anima che fa tremare il cuore. La poesia crea, in greco “poiesis” ha il significato di creazione, retta dalle sue leggi fatte di metriche, rime, musicalità oppure si esprime in versi sciolti come fa la maggior parte di noi, perché ognuno di noi nella vita ha scritto una poesia.

Licenza poetica o no con la poesia un dettaglio diventa il fulcro di un’emozione.

Anche la lettura della poesia è diversa dalla lettura di un romanzo, la poesia si gusta, sono gocce lievi che ristorano i pensieri e scuotono i sentimenti, ma soprattutto, la poesia, si fa trovare da chi la cerca .

La poesia è la verità che vive nelle cose, è la sensazione sottile che non è mai in superficie, è ovunque non solo nei versi, è la bellezza che inonda le nostre sponde aride (ecco, in questa frase ho creato una poesia) .

Volendo svelare la verità, cercare nel nostro inconscio, sollevare i ricordi, la poesia spesso approda nel passato e crea un momento unico in cui la malinconia si fonde alla speranza del presente.

Niente come la poesia dà vita ai ricordi, rende umani gli oggetti, fa delle voci un canto.

Che sia un Sonetto, una Canzone, un’Ode, una Sestina, che venga dalla corrente del Romanticismo, del Crepuscolarismo o del Neorealimo, la poesia è l’unico mezzo di libertà e verità che unisce l’umanità. La Poesia è una rivoluzione silenziosa.

Personalmente amo la poesia di Ungaretti e di Montale, quelle che destabilizzano con un aggettivo e squarciano il cuore con un verso.

Stasera

Balaustrata di brezza
per appoggiare stasera
la mia malinconia.

(Versa, 21 maggio 1916)

 

Simona Bertocchi

Con la cultura non si mangia ma ci si sazia

Il tour per la presentazione dei miei libri, in particular modo del mio ultimo romanzo storico "L'ultima rosa di Aprile" mi sta portando in giro per l'Italia, il 12 Ottobre ero al Castello della Gherardesca a Castagneto Carducci vicino a Bolgheri e il 13 Ottobre ero a Napoli in un'altra location fiabesca : il palazzo Serra di Cassano, sede dell'Istituto italiano di studi filosofici. Presto sarò a Como (il 17 novembre).
L'incontro con le persone, con le tante realtà diverse, il confronto con i lettori e il piacere delle nuove conoscenze, lo scambio reciproco di energie, è quanto amo di più. Torno sempre più ricca dale tante storie che ascolto e che mi fate vivere, è come uno "scriversi dentro" continuamente.
Grazie a chi crede ancora che la Cultura con la quale non si mangia alla fine sazia e  appaga.












CO O' CORE


Di Napoli mi mancherà il caffè ristretto e bollente del mattino, gli schiamazzi in strada, le piazze bagnate di sole dove le persone e l"arte si incontrano, il sacro e il profano, il teatro che ogni napoletano si porta dentro, le sfogliatelle calde di metà mattinata, il sali e scendi dei vicoli, da Spaccanapoli a Castel Sant'Elmo, il ragù con la scarpetta perché "vi dovete consolare".
Di Napoli mi mancheranno i luoghi di cultura ma anche i rioni con 3 persone sul motorino, i colori stridenti e i chiaroscuro, gli aperitivi con il Vesuvio davanti, le serate sul lungomare, la pizza che ti viene raccontata, il pesce crudo e una bottiglia di Falanghina ghiacciato.
Di Napoli mi mancherà fare le 2 di notte in Piazza del Plebiscito ad ascoltare musica , ballare con degli sconosciuti e incontrare gente di ogni nazionalità.
Di Napoli mi mancherà l'accoglienza degli amici che hanno scombussolato i piani alle loro giornate per mostrarmi "la loro Napoli" (grazie Luigi Bartalini).
Di Napoli porterò il ricordo della presentazione del mio libro a Palazzo Serra di Cassano dove si è fatta la rivoluzione napoletana, i suoi saloni che ubriacano di splendore, i suoi 350mila volumi, i quadri e gli specchi.... Ma dove chi mi ha accolta mi ha fatto sentire nel salotto di casa sua.
Di Napoli mi mancherà l'umorismo del tassista che mi ha regalato tante risate prima di salire sul treno del ritorno. Di Napoli mi mancherà 'O core.
 




domenica 28 maggio 2017

L'Ultima rosa di aprile al Salone internazionale del libro di Torino- Stand Regione Toscana con Toscana Libri


Una bella conquista : io e Simonetta siamo approdate al Salone del Libro di Torino, ospiti dello stand Toscana, grazie alla collaborazione tra il mio editore Giovane Holden Edizioni , toscanalibri.it  e la Regione Toscana per presentare il libro L'Ultima rosa di Aprile. Simonetta Cattaneo Vespucci, la Venere di Botticelli. Con orgoglio ho portato la mia Toscana nella mia città di origine.
Tanto tanto pubblico e coinvolgimento per questo personaggio di cui poco si conosce se non che rappresenta l'immagine icona del Il Rinascimento Italiano. A parlare di Simonetta Cattaneo Vespucci, la Venere di Botticelli mi ha aiutato la vulcanica e talentuosa giornalista Manuela Minelli. Non potevo festeggiare compleanno migliore, io che odio festeggiare i compleanni.





domenica 12 febbraio 2017

BRANI salienti di L'ULTIMA ROSA DI APRILE di Simona Bertocchi. Romanzo storico sulla Venere di Botticelli


Ero l’essenza della bellezza in un’epoca in cui la bellezza era l’essenza di tutto, ero il tormento dei Medici, l’ossessione di Botticelli, la gelosia delle nobildonne, lo sguardo gentile che illuminò la allora già splendente Firenze. Il mio volto compariva ovunque, ero icona di un’era, cantata dai poeti, Musa degli artisti, Venere ritrovata. Ero Simonetta Cattaneo Vespucci, la sans par, come mi definì il Magnifico. Sono morta giovane, troppo giovane, dicono per tisi o è stato il veleno a uccidermi? Un fiore reciso dal vento, strappato alla terra che lo nutrì per poco tempo. Poco si sa della mia vera storia e per questo le leggende sul mio conto sono proliferate. Su di me e sulla più grande signoria d’Italia.
IL PROLOGO
Ero l’essenza della bellezza in un’epoca in cui la bellezza era l’essenza di tutto, ero il tormento dei Medici, l’ossessione di Botticelli, la gelosia delle nobildonne, lo sguardo gentile che illuminò la allora già splendente Firenze. Il mio volto compariva ovunque, ero icona di un’era, cantata dai poeti, Musa degli artisti, Venere ritrovata. Ero Simonetta Cattaneo Vespucci, la sans par, come mi definì il Magnifico. Sono morta giovane, troppo giovane, dicono per tisi o è stato il veleno a uccidermi? Un fiore reciso dal vento, strappato alla terra che lo nutrì per poco tempo. Poco si sa della mia vera storia e per questo le leggende sul mio conto sono proliferate. Su di me e sulla più grande signoria d’Italia.IL PROLOGO
Ero l’essenza della bellezza in un’epoca in cui la bellezza era l’essenza di tutto, ero il tormento dei Medici, l’ossessione di Botticelli, la gelosia delle nobildonne, lo sguardo gentile che illuminò la allora già splendente Firenze. Il mio volto compariva ovunque, ero icona di un’era, cantata dai poeti, Musa degli artisti, Venere ritrovata. Ero Simonetta Cattaneo Vespucci, la sans par, come mi definì il Magnifico. Sono morta giovane, troppo giovane, dicono per tisi o è stato il veleno a uccidermi? Un fiore reciso dal vento, strappato alla terra che lo nutrì per poco tempo. Poco si sa della mia vera storia e per questo le leggende sul mio conto sono proliferate. Su di me e sulla più grande signoria d’Italia.


GUARDA IL VIDEO INTERVISTA AL PISA BOOK FESTIVAL

https://www.facebook.com/giovaneholdenedizioni/videos/1445580062136783/

IL PROLOGO
Ero l’essenza della bellezza in un’epoca in cui la bellezza era l’essenza di tutto, ero il tormento dei Medici, l’ossessione di Botticelli, la gelosia delle nobildonne, lo sguardo gentile che illuminò la allora già splendente Firenze. Il mio volto compariva ovunque, ero icona di un’era, cantata dai poeti, Musa degli artisti, Venere ritrovata. Ero Simonetta Cattaneo Vespucci, la sans par, come mi definì il Magnifico. Sono morta giovane, troppo giovane, dicono per tisi o è stato il veleno a uccidermi? Un fiore reciso dal vento, strappato alla terra che lo nutrì per poco tempo. Poco si sa della mia vera storia e per questo le leggende sul mio conto sono proliferate. Su di me e sulla più grande signoria d’Italia.
L’Arno si tinse dei colori del tramonto in un’esplosione di rosso e di arancio, nelle sue acque possenti galleggiavano le tante storie mosse da un vento nuovo, il vento della Rinascita.
Camminando con la solita lentezza, il poeta Agnolo Poliziano assorbì con lo sguardo quell’immagine, ne trattenne l’attimo: le grida delle donne chine a lavare i panni, i cavalli poco lontano ad abbeverarsi, i pastori con le loro pecore.
La Firenze laurenziana stupiva per l’imponente architettura e il trionfo d’arte che la rendeva unica agli occhi di chi la osservava. Brunelleschi, Donatello, Masaccio furono tra gli artisti che avevano dato alla città il suo nuovo volto, quello che Poliziano ammirava nella sua passeggiata. L’aria tiepida di aprile e i colori radiosi di un’esplosa primavera avvolgevano le forme floride della città che tutti chiamavano la Dominante.
Venezia era stata battuta, l’alleanza con il ducato di Milano, che da quando era subentrato Galeazzo Maria Sforza si era inasprita, sembrava ora migliorata, così come i legami con la Chiesa. Lorenzo di Piero de’ Medici, pur giovanissimo, fu abile a gestire con diplomazia e ordine i rapporti con gli altri stati, una dote che Cosimo il Vecchio, suo nonno, gli aveva trasmesso.
Osservando col naso per aria, totalmente rapito dalla maestosità della Cupola, Poliziano si ritrovò a mormorare una frase dell’architetto e umanista Leon Battista Alberti: “Structura si grande, erta sopra e cieli, ampla da coprire con la sua ombra tutti e popoli toscani”.