all'isola del cinema per incontro sul romanzo storico

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Simona Bertocchi all'isola del cinema Roma

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Simona Bertocchi è nata a Torino, toscana di adozione, vive attualmente a Montignoso, provincia di Massa Carrara. Lavora nel settore del turismo, ma l’altro mestiere è scrivere, attività che avverte quasi come un bisogno primario. Al momento ha 6 libri editi, alcuni dei quali giunti alla seconda edizione. Tanti i media che si sono occupati della promozione e recensione delle sue pubblicazione dalle testate giornalistiche, alle radio, alle televisioni nazionali e locali. Si occupa anche di volontariato essendo segretaria di uno sportello d'ascolto anti violenza. E’ appassionata di viaggi, di letteratura e di tango (che balla da qualche anno) Organizza e conduce salotti culturali e letterari in Toscana in collaborazione con importanti associazioni culturali, case editrici e librerie. SITO INTERNET: http://www.simonabertocchi.it

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domenica 1 novembre 2015

BELLEZZA DIVINA mostra a Palazzo Strozzi fino al 24 gennaio 2015.


E’ propria una BELLEZZA DIVINA l’immagine che resta a chi visita le sale di Palazzo Strozzi di Firenze dal 24 settembre al 24 gennaio 2015.
 
La mostra ripercorre quasi un secolo di arte sacra attraverso le opere di scultura e pittura di artisti noti quali Van Gogh, Chagall, Munch, Casorati, Manzù, Fontana, Vela e altri ancora in un periodo che ha inizio con gli anni cinquanta del ‘800. Questo dialogo tra l’uomo e il divino, tra l’individuo e il creato, il sacro e il profano passando attraverso allegorie e simboli mistici è espresso nelle opere che troneggiano nelle silenziose e ampie sale blu del palazzo.
Dal messaggio divino fino alle personali interpretazioni dell’arte moderna e futurista il visitatore “entra” ( è il caso di dirlo) nel travaglio dell’artista tra i colori stridenti o sfumati dei tanti dipinti, tra le pieghe e l’energia di una scultura.
Sono soprattutto autori simbolisti o precursori del simbolismo e mischiano il culto materiale agli aspetti più profondi dell'animo.

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La prima sezione che accoglie il visitatore è intitolata “Dal Salon all’altare”. Siamo nella metà dell’Ottocento, le opere principali vengono dalla scuola toscana e infatti si impone nella sala la grande tela di Antonio Cesari “I Maccabei” (1858-1863) e proseguendo inquieta e affascina il realismo unito al misticismo de La caduta di San Paolo di Domenico Morelli ( 1876 ) che focalizza su una figura mistica più vicina all’uomo e lancia riferimenti a sfondo sociale . Si possono, tuttavia, ammirare interessanti confronti con la pittura internazionale di William Bourguerau e Gustava Moreau.
Di Moreau impressiona il singolare San Sebastiano ( 1870-1875) dal fascino ambiguo; di William –Adolphe Bourgereau colpisce la Flagellazione del Cristo ( 1880 ) ed è curioso vedere come l’autore da realizzatore di etichette per barattoli e bottiglie, per permettersi da vivere, abbia poi realizzato simili opere d’arte.
Artisti che senza dubbio anticipano il simbolismo, le loro opere si concentrano nel messaggio, nell’idea da esternare tramite l’immagine e si notano spesso contaminazioni come quella orientale nel caso di Moreau e greca per Bourgereau.

Si passa poi alla sala chiamata dai curatori  “ Rosa Mystica” in cui il soggetto principale è la Madonna , dall’immagine più sacra e comune alle tante rivisitazioni dai più diversi significati. La Vergine è quindi raffigurata tra il divino e l’umano.
Di una bellezza divina (vedete che il titolo è sempre più adatto a questa mostra?) è l’opera di Adolfo de Carolis “Madonna Laudata sii, per la bella luce che desti in terra” ( 1900 ) che ritrae la Madonna col volto di una fanciulla piena di grazia e eleganza, lontana dall’immagine mistica della Vergine. La fanciulla che stringe delicatamente il suo bambino ha sguardo intenso e carico di luminosità come tutto il dipinto che unisce colori vivi a fiotti di luce dorata.  Colori più tenui e sfumati sono quelli del quadro di Domenico Morelli, nella sua opera “Mater purissima” qui i soggetti di una madre con il suo bambino sembrano fondersi con le nuvole a creare un messaggio universale. L’atteggiamento di questa singola Madonna è umano, l’intimità tra madre e figlio riempie il dipinto e … anzi… ne fuoriesce.
Impossibile non notare in questa sezione un quadro di piccole dimensioni e gigantesco impatto: “La Madonna“ di Munch ( 1895.- 1902) in due versioni. L'espressionista norvegese ne dipinse cinque versioni in olio su tela.  Le dimensioni del quadro sono piccole ( 91x70) eppure si avverte lo stesso effetto che provoca il suo celebre “Urlo”. Ancora una volta sacro e profano si intrecciano nelle opere di Munch. Una donna dal busto nudo piega le braccia dietro il corpo quasi offrendosi in un momento di totale abbandono. Sulla testa una linea rossa raffigura un’aureola profana. Il rosso e nero, passione e morte sono i colori predominanti,  magnetica, in cui anche l'apparenza non finita della superficie contribuisce a suscitare l'impressione di sensualità. Ovviamente questa libero pensiero fu censurato in una delle versioni in cui la cornice disegnata è percorsa da spermatozoi; in un angolo appare un embrione dagli occhi marcati e impauriti; le fattezze dell'embrione ricordano quelle della figura de l’Urlo.
Ammetto, non conosco abbastanza bene lo scultore Adolfo Wildt e quando la sua scultura mi è comparsa davanti in tutta la sua armonia e forza mi ha stupita nella sua bellezza semplice e lineare. Lo sguardo di una Madonna con la testa inclinata che accarezza I pargoli cristiani ( titolo dell’opera) è quasi struggente nella sua silenziosa tenerezza. L’opera è scolpita in un marmo immacolato senza eccessi di altre decorazioni.
Altra opera che ha per soggetto la Madonna è l’Annunciazione di Galileo Chini, un artista che compare spesso in questa mostra. Dopo l’inquietudine di Munch, la delicata malinconia di Wildt mi accoglie con un’immagine di totale armonia. Qui l’angelo e la Vergine quasi sfumano tra la terra e l’infinito in colori tenui e tocchi ambrati.
In un passaggio tra una sala e l’altra mi compare un'altra scultura, questa volta imponente, in bronzo, si erge nel centro e attira forzatamente l’attenzione, si tratta del Figliol Prodigo di Arturo Martini. Altro artista spesso presente in questa mostra. Un vero esempio di classicità e modernità.

La sezione centrale della mostra è costituita dalla sala intitolata “Vita di Cristo” che ovviamente ripercorre gli episodi salienti della vita di Gesù sempre in un espressione tra sacro e profano con letture e interpretazioni molto ampie. Le opere sono spesso distanti cronologicamente, rappresentate da espressioni artistiche differenti. Le sofferenze e le ferite che caratterizzano i soggetti artistici subito dopo il conflitto mondiale racchiudono una metafora molto profonda.

Tante le opere da ammirare. Ne ho scelte alcune :

La resurrezione di Lazzaro di Pietro Arrigoni. In questo contesto il soggetto è stato ispirato dopo la morte del fratello minore avvenuta dopo la liberazione da un campo di concentramento. L’artista predilige i temi sacri che contamina con una feroce realtà. Di questo quadro cattura la luce che irrompe tra un’immagine di morte e colori trattenuti.
Pericle Fazzini è l’autore di un bassorilievo in bronzo di grande fascino che trattiene luce e ombre nei movimenti di dolore e speranza di uomini e donne verso la luce.  Il titolo è Deposizione ed è datato 1946.
Tra i panorama degli artisti del ‘900 non poteva mancare Gino Severini ( a cui è dedicata una sezione a parte) In questa sezione è esposto il suo quadro “ Divino Consolatore” (1946)
La “Pietà” di Van Gogh è uno dei quadri che attira più visitatori. In questo piccolo dipinto (70 x 63) il pittore raffigura l’unica immagine del Cristo eseguito nella sua carriera. Il volto del Cristo è quello del pittore e la tela è stata eseguita pochi mesi prima del suo suicidio. Il soggetto lo coinvolge particolarmente, tanto che ne trarrà non una, ma due copie (attualmente una è ad Amsterdam e una presso i Musei Vaticani.)
Dalla pittura di Van Gogh si passa alla scultura di Lucio Fontana. L’opera è Crocifissione ed è stata messa in una grande teca nel centro di una sala della sezione “Vita di Cristo”. L’opera è in ceramica bianca e brilla in tutto il suo splendore, qui i tagli e i buchi dell’artista milanese esplodono nella materia.
Di piccolo formato da di enorme significato è il quadro di Picasso “Cristo crocifisso” ( 1896-7) piena di simbologie con il volto animale del Cristo sacrificato.
Colpisce la linearità e il graffio che provoca il bassorilievo in bronzo di Giacomo Manzù “Crocifissione”.
Un quadro tra tutti si impone in questa sezione per dimensioni e colori accesi ed è “Crocifissione” di Renato Guttuso (1940 circa), un’opera rivoluzionaria, criticata dalla Chiesa per quella Maddalena nuca. La scena sembra ambientata in un interno, la prospettiva confonde un po’. Il volto del Cristo è coperto dalla croce, in questo quadro il pittore riesce straordinariamente a esprimere le smorfie di dolore senza focalizzare i volti e i corpi. L’influenza di Picasso è netta anche se la forte carica espressiva è una particolarità tipica di Guttuso.
Accanto a tanta esplosione di colori vi è il simbolismo di Chagall. Nella Crocifissione bianca, Cristo è la sintesi delle sofferenze per le persecuzioni subite dal suo popolo fino alla tragedia della shoa. E’ un ebreo che muore perseguitato. ‘Come il Cristo, io sono crocifisso, fissato con dei chiodi al cavalletto’ scriveva alla moglie Bella”.  

Una sezione è dedicata a Gino Severini: la decorazione murale tra spiritualità e Poesia ed è qui che Severini, tra i più amati e discussi artisit  del Nocecento  chiarisce, tramite le sue opere,  il dialogo filosofico con Maritain, cui segue una video-installazione, Spazi del sacro, dove il visitatore può ammirare  una varietà di soluzioni  sperimentate fra Ottocento e Novecento, nella costruzione e decorazione degli edifici del culto cattolico

La penultima sezione è rappresentata dalla Chiesa dove si impongono opere scultoree  di Adolfo

Wildt con il suo colossale severo Pio XI  o il severo e essenziale Cardinale Decano di Gino Bonichi (1930) , di tutti mi ha particolarmente impressionato il quadro di Giacomo Manzù, forse per l’esplosione del colore rosso in mezzo a una sala di opere dove prevale il  grigio, forse per l’unicità dell’espressione del suo Grande Cardinale così mesta e decorosa, senza eccessi ma ti grande potenza visiva. Ogni artista colpisce per le personali interpretazioni del rapporto tra l’Uomo e la Chiesa ma anche per la vsione, a volte ironica, a volte carica del potere della Chiesa.

Tra le altre sezioni della mostra che ho preferito vi è quella dedicata alla Preghiera.

La preghiera viene qui rappresentata in opere di pittura e scultura, rappresenta l’intimità dei sentimenti, l’atto sacro che scandisce alcuni momenti della giornata, il ringraziamento, il dolore.
Tre sono le opere che ho scelto:
“La Preghiera”di Felice Casorati (1914) . Lo ammetto , subito ho pensato: Ma è Klimt?
La tecnica e lo stile in questa tela lo ricordano. Il pittore del silenzio ha unito alla grazia colori intensi e uno stile orientale ispirandosi fortemente a Klimt. I colori, la delicatezza dei movimenti, lo sguardo malinconico e la quiete fiorita della natura rappresentano in tutta la sua essenza una donna in preghiera.
Sono rimasta incantata dalla scultura “La preghiera” di Vincenzo Vela (1846) che unisce un’intimità domestica, dei gesti naturali, una fede privata all’atto della preghiera. Opera in gesso, di forte fascino (tra le più visitate).
Ho trovato intensa, profonda e vera l’opera “L’Angelus” (1859) di Jean Frncois Millet. Raffigura una coppia di contadini col capo chino in preghiera sui campi, è l’imbrunire e i colori si oscurano lentamente lasciando un fascio di luce in lontananza.
Impossibile menzionare tutte le opere e tutti gli altri artisti . E’ comunque una mostra che merita di essere vista e vissuta per osservare le tante bellezze divine che i grandi artisti ci hanno regalato sottolineando le differenti chiavi di lettura e la condivisione tra sacro e profano.
In occasione di questa mostra sono stati eseguiti molti restauri tra cui: I Maccabei di Antonio Ciseri, Il Redentore di Giuseppe Catani Chiti, L’Annunciazione di Vittorio Corcos, il Figliol prodigo di Arturo Martini, la Crocifissione di Primo Conti, il San Sebastiano di Gustave Moreau, l’Annunciazione di Gaetano Previati, il Grande cardinale di Manzù.
 
Simona Bertocchi.











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