all'isola del cinema per incontro sul romanzo storico

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Simona Bertocchi all'isola del cinema Roma

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Simona Bertocchi è nata a Torino, toscana di adozione, vive attualmente a Montignoso, provincia di Massa Carrara. Lavora nel settore del turismo, ma l’altro mestiere è scrivere, attività che avverte quasi come un bisogno primario. Al momento ha 6 libri editi, alcuni dei quali giunti alla seconda edizione. Tanti i media che si sono occupati della promozione e recensione delle sue pubblicazione dalle testate giornalistiche, alle radio, alle televisioni nazionali e locali. Si occupa anche di volontariato essendo segretaria di uno sportello d'ascolto anti violenza. E’ appassionata di viaggi, di letteratura e di tango (che balla da qualche anno) Organizza e conduce salotti culturali e letterari in Toscana in collaborazione con importanti associazioni culturali, case editrici e librerie. SITO INTERNET: http://www.simonabertocchi.it

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mercoledì 30 gennaio 2013

brevi brani da Lola Suarez di Simona Bertocchi (Giovane Holden Edizioni)

SECONDA EDIZIONE .

Julio cerca riparo dentro di sé. Li guarda tutti senza capire, è confuso. I dubbi si insinuano lenti, sono solo sensazioni, qualcosa che parte dalle viscere, pensa a quella donna che le assomiglia così tanto, all’agitazione di suo padre, all’odio cieco della madre e, soprattutto, lo scuote il particolare del quadro di Lola, il braccio di quel bambino che non sono ancora riusciti a trovare e che adesso dovrebbe essere un uomo.

No, non può essere, è follia, sono timori inutili. 

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Le note di un tango danno aria a quel momento che sa di chiuso.
- Le piace il tango? - chiede Diego osservando Julio che tiene gli occhi chiusi.
- Non è una domanda da fare a un argentino, Señor. -
- Hai ragione, non è una domanda da farsi, - dice Diego, cola di felicità. - Questa è la canzone che tanto amava la mia povera moglie. Doveva vedere come ballavamo il nostro tango.
- Da come ne parla, lo state ancora ballando . -
- Certi amori si ballano tutta la vita, ragazzo mio. -
- Julio, mi chiamo Julio Fuentes.- Il sorriso viene da sé, quell’uomo gli piace, ha l’amore dentro, porta la vita (proprio come la pittrice cha ha conosciuto poco prima).
- Diego Suárez, piacere di conoscerla. - Sono tuo padre figliolo. Tuo padre! 
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E’ una bravissima giocoliera con le parole, le escono di getto, poi si plasmano su chi ha davanti, a volte sono lievi, dolci, sbiadite e subito dopo violente, cariche, rapide. Nei silenzi, invece, parlano i suoi occhi divoranti, luminosi e grandi, pronti ad assorbire ogni cosa su cui si posano.
Lo sguardo e le parole di Lola sono capaci di travolgere, domare e dominare ogni situazione. 
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Il ristorante dei Suárez si chiama Volver, come il titolo del famoso tango del cantante argentino Carlos Gardel.
Diego ricorda che, quando abitava a Buenos Aires, un cantore, basso e con gli occhi sporgenti, si esibiva tutte le sere all’angolo del quartiere di Boca cantando strazianti milonghe in re minore. Non si capiva se cantasse per se stesso o per la gente, ma ognuno faceva sue quelle parole. La voce potente si levava tra i vicoli stretti e umidi illuminati d’argento, tra le case basse e colorate del porto, tra i lampioni che spargevano una luce tenue e tremolante.
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I gruppi operativi addetti al sequestro erano conosciuti come patotas, agivano sotto falso nome, con documenti contraffatti e si muovevano con macchine rubate.
Una Ford Falcon verde si fermò davanti all’abitazione sollevando polvere e ghiaia. I militari scesero dalla macchina coperti in volto, gridavano frasi dense di violenza, lanciavano gridi animali.
La donna si strinse nel suo scialle, tremava di paura ma guardò tutti a testa alta con gli occhi lucidi di terrore e rabbia, si proteggeva il ventre perché era incinta del secondo figlio ed era entrata da poco nel settimo mese. Quando capì che non c’era via di uscita, chiuse gli occhi e si lasciò catturare senza opporsi, in quel momento si sentì crollare e diventare polvere.
Nessuno dei due vuole più cacciare i ricordi, anzi, li raccolgono, uno per uno per ricomporre quelli più lacerati e unirli agli altri fino a quando quel passato non possa più fare male.
Anche Diego per molto tempo aveva ignorato che sotto la città ci fossero più di trecento lager clandestini, atroci teatri di torture e di morte.
Chi viveva fuori dall’inferno non sapeva dove fossero finiti i familiari desaparecidos. Diego, oltre a ignorare dove fosse sua moglie, provava quella folle angoscia di chi cerca nel buio.
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Serve un tango. Serve l’anima nuda. Serve dipingere. Arraffa pennelli e tutto quanto il necessario per continuare il suo quadro che spera di terminare in tempo per la collettiva di Siviglia. Mette su un tango di Osvaldo Pugliese e scivola dentro Desde el alma, la canzone che più di tutte la lega alla madre. Fissa il quadro, la donna seduta sugli scalini di una piazza legge i versi di Leopoldo Lungones, le pagine del libro si staccano e volano tra la frenesia della piazza nell’ora di punta, tra l’indifferenza della gente, alcuni versi finiscono sotto i piedi di qualcuno. La donna che fa volare la poesia è Matilde.

            Che colore ha la poesia? Sorseggia un goccio di rum direttamente dalla bottiglia e, mentre dipinge, canta il suo tango.

La musica incalza, i movimenti delle sue mani sono più fluidi, sicuri, a tratti furiosi, scendono sulla tela dense pennellate di colore: l’azzurro opaco di un cielo incerto cerca il giallo del sole, il bianco della poesia si espande e sfuma tra i colori accesi della piazza. Lola segue le note del bandoneón, fonde colori e musica, immagini e suoni. Ha il viso arrossato, lo sguardo rapito e gocce di sudore le imperlano il seno.
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Lì, in un bar del centro, tra persone che addentano un panino e giovani chiassosi che ingoiano birre spumose, tra il rumore della macchina del caffè e la canzone del momento che fa da sottofondo, Lola racconta tutta la storia, svuota la sua vita, fa uscire le prime gocce di parole fino a sprigionare una cascata.
Julio la fissa con uno sguardo permeabile che inghiotte ogni frase. “Ora ti chiedo quali sono le prove che dimostrano che proprio io sia tuo fratello,” dice con gli occhi chiusi. Spera riaprendoli di non trovarla più là, di non essere in quel bar, di commentare una storia che non gli appartiene.


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