all'isola del cinema per incontro sul romanzo storico

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Simona Bertocchi all'isola del cinema Roma

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Simona Bertocchi è nata a Torino, toscana di adozione, vive attualmente a Montignoso, provincia di Massa Carrara. Lavora nel settore del turismo, ma l’altro mestiere è scrivere, attività che avverte quasi come un bisogno primario. Al momento ha 6 libri editi, alcuni dei quali giunti alla seconda edizione. Tanti i media che si sono occupati della promozione e recensione delle sue pubblicazione dalle testate giornalistiche, alle radio, alle televisioni nazionali e locali. Si occupa anche di volontariato essendo segretaria di uno sportello d'ascolto anti violenza. E’ appassionata di viaggi, di letteratura e di tango (che balla da qualche anno) Organizza e conduce salotti culturali e letterari in Toscana in collaborazione con importanti associazioni culturali, case editrici e librerie. SITO INTERNET: http://www.simonabertocchi.it

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sabato 28 luglio 2012

La scrittura non ha sesso !

         La scrittura non ha sesso,  la letteratura degna di note è sia maschile, sia femminile quasi in egual misura.  Se si pensa che i testi scritti da donne iniziano ad avere popolarità  dal XVII secolo, dobbiamo ammettere di esserci riprese e con gli interessi.
Evidentemente avevamo tanto da dire !

Per continuare sulla mia personale teoria iniziale, e cioè che la scrittura non ha sesso, faccio l’esempio di alcuni geni della letteratura internazionale che hanno dato voce alle protagoniste delle loro opere calandosi nell’ animo femminile come poche donne avrebbero saputo fare.
Flaubert ha scritto meravigliosamente il personaggio di Emma Bovary
“Le borghesi ammiravano in lei il senso dell’economia, i
clienti la cortesia, i poveri la carità. Ma Emma era piena di bramosia, di
rabbia, di odio. Quell’abito dalle pieghe diritte nascondeva un cuore sconvolto
e le labbra pudiche tacevano le tempeste. Era innamorata di Léon e cercava la solitudine per poter a suo agio dilettarsi con l’immagine di lui. Vederlo di
persona significava turbare la voluttà di tale meditazione. Il suono dei suoi
passi faceva palpitare il cuore: poi, la sua presenza faceva svanire ogni
emozione e in seguito in lei restava soltanto un immenso sbigottimento che si trasformava in tristezza.”  ( da Madame Bovary)

         Thomas Mann nella descrizione di Tony Buddenbrook narra di una donna assolutamente emancipata, astuta, ma anche fragile e delicata che, dopo la metà del 1800, andava incontro a due divorzi ed era pronta a collaborare con i fratelli per mantenere la fama della ditta di famiglia.

         Tolstoj  crea il personaggio di Anna Karenina e ne descrive i moti dell’anima, quella perfetta fusione di ribellione e abbandono, la rassegnazione finale di appartenere a una società che le avrebbe impedito di essere libera di amare e anche il disagio di stare serrata dentro rigide regole borghesi:



“Proprio allora aveva tentato di fare ciò che tentava di fare per la decima volta in quei tre giorni: ritirare le cose sue e dei bambini per portarle dalla madre, e ancora una volta non aveva potuto decidersi a questo. Ma anche adesso, come le volte precedenti, diceva a se stessa che le cose non potevano restare così, che lei doveva fare qualcosa, castigarlo, svergognarlo, vendicarsi almeno in minima parte del dolore che lui le aveva dato. Continuava a dirsi che l'avrebbe lasciato, ma sentiva che ciò era impossibile. Era impossibile, perché lei non poteva disabituarsi a considerarlo suo marito e ad amarlo.”  ( da Anna Karenina) .
         E poi ancora …
Sanseverina della Certosa di Parma di Stendhal : intelligente, coraggiosa , vivace; Gervaise :la rappresentante femminile del proletariato nel l’Assomoir di Zola; Nana : la cortigiana sensuale e genuina, sfrontata e ammaliante.
         Trovo, pertanto, stupido affermare banalità del tipo  “l’uomo è più razionale e la donna più irrazionale” , “ la donna implode mentre l’uomo esplode “ , è ovvio che queste caratteristiche troveranno trasformazioni in base ad un contesto sociale e alle diverse esperienze di vita.
Leggendo le Memorie di Adriano mi sono completamente scordata che chi l’ha scritto è la Yourcenar, il "suo" Adriano è l’emblema del pensiero maschile, eccone un brano: 
“La mia vita ha contorni meno netti: come spesso accade, la definisce con maggior esattezza proprio quello che non sono stato: buon soldato, non grande uomo di guerra; amatore d'arte, non artista come credette d'essere Nerone alla sua morte; capace di delitti, ma non carico di delitti [...] Si direbbe che il quadro dei miei giorni come le regioni di montagna, si componga di materiali diversi agglomerati alla rinfusa. Vi ravviso la mia natura, già di per se stessa composita, formata in parti uguali di cultura e d'istinto. Affiorano qua e là i graniti dell'inevitabile; dappertutto, le frane del caso [...] In questa difformità, in questo disordine, percepisco la presenza di un individuo, ma si direbbe che sia stata sempre la forza delle circostanze a tracciarne il profilo; e le sue fortezze si confondono come quelle di un'immagine che si riflette nell'acqua.” ( tratto da Memorie di Adriano)
         La Fallaci in "Un uomo" entra nei  sentimenti del protagonista, forse perchè era un uomo che aveva amato.
Quindi no ! La scrittura non ha sesso.
Un  tempo, forse, avrebbe avuto senso parlare di scrittura al femminile perché scrivere e firmare senza pseudonimi maschili dei testi di donne è stato rivoluzionario, la penna è stata arma di libertà.
         La donna ha smesso di essere musa ispiratrice ed è diventata protagonista, ha iniziato a dire la sua, ad affrontare un mondo maschilista, a pretendere i suoi diritti. Ha buttato fuori il coraggio e la rabbia creando testi forti , spesso volutamente provocatori.
Sibilla Aleramo con il romanzo Una donna (1906) ha creato il manifesto della liberazione della donna nel nostro paese. Ecco un breve brano dal libro:
Sapevo d'aver tentato di morire, sapevo che tutto si cambiava attorno a me, e ch'io avrei dovuto camminare ancora; vedevo ombre e luci alternarsi rapide; ma non provavo né timori, né speranze, né ripulsioni, né dubbi: al più una vaga fiducia, come un abbandono timido, quasi inconscio. Sulle labbra conservavo il sapore amarognolo del veleno, e la testa era di una debolezza straordinaria; ogni leggero rumore l'intronava, mi toglieva la percezione nitida delle cose.  (da Una donna di Sibilla Aleramo) .
            Grazia Deledda  è stata la scrittrice a cui è andato , nel 1926, il premio Nobel per la letteratura.Capostipite della donna nella lettaratura è Virginia Woolf , che, in Una stanza tutta per sé e in Tre ghinee, fa una bellissima analisi tra donne e letteratura. Autrice di saggi, giornalista per testate letterarie, ha contribuito alla nascita del romanzo moderno dove le donne non sono solo mogli, amanti, figlie e femministe, sono DONNE, sono persone.  
“ Non c'era una spada, niente con cui abbattere queste pareti, questa protezione, questo generare figli e diventare ogni giorno piú implicati e impegnati, con libri e con quadri? Meglio bruciar la propria vita come Louis, anelando alla perfezione; e abbandonarci come Rhoda, fuggendo via da noi nel deserto; o sceglierne uno su un milione e uno solo, come Neville; meglio esser come Susan e amare e odiare il calore del sole o l'erba gelata; o essere onesti come Jinny, essere un animale. Tutti avevano il loro rapimento; il loro senso di comunità con la morte; qualcosa che riusciva loro utile. Cosí visitai ciascuno dei miei amici  a turno, cercando con dita brancolanti di forzare i loro scrigni chiusi. Andai dall'uno all'altro porgendo il mio dolore – no, non il mio dolore, ma la natura incomprensibile di questa nostra vita – alla loro attenzione. C'è chi si rivolge ai preti, chi alla poesia; io ai miei amici, al mio cuore, a cercare tra le frasi e i frammenti qualcosa di intatto – io per cui non c'è bellezza sufficiente nella luna o in un albero; io per cui il contatto di una persona con l'altra è tutto, eppure non posso afferrare neppur questo, io che sono cosí imperfetto, debole, indicibilmente solo. Sedevo là. (Bernard: IX; p. 220) . tratto da LE ONDE
         Dalla fine del secondo conflitto mondiale l'affermazione femminile in campo letterario va di pari passo con quella politica e intellettuale. Tra le pietre miliari di quei decenni figurano le personalità complesse di Simone de Bauvoir (Per una morale dell'ambiguità, 1947; Il secondo sesso, 1949), Elsa Morante (Menzogna e sortilegio, 1948), Marguerite Yourcenar (causa di grande scalpore per la nomina, prima donna nella storia, a membro dell'Académie Francaise), Sylvia Plath (che soffre la costrizione del «ruolo» femminile fino al suicidio).
Il tema  del secolo scorso è l'elaborazione della lotta per l'emancipazione femminile , ma anche l’impegno sociale, lo sguardo alle minoranze dei popoli oppressi di altre culture. Molte delle voci femminili di quel periodo provengono dalle ex-colonie, si parla  di Isabel Allende in Cile, Zoe Wicombin Sudafrica, Kamala Markandaya in India, Assia Djebar in Algeria.
Simona Bertocchi

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